università

Professori italiani vs. svedesi

Ci sono delle differenze tra i professori universitari italiani e svedesi? Sì! Soprattutto per quanto riguarda la gestione del rapporto professore-studente di cui parlerò oggi.

Quando ho frequentato l’università pubblica italiana una delle cose che mi ha sempre più infastidito è il generale atteggiamento del corpo docente che si divideva principalmente in due grandi fasce:

  1. Indifferenza.
  2. Superiorità.

Il primo gruppo è quello che dei professori che arrivano in classe, spiegano nel silenzio più totale, leggono le slide preparate e stop. Fanno il loro dovere.

Secondo gruppo è quello dove il professore vuole incutere timore e rispetto perché tu sei uno studente e lui è un Professore con anni di carriera. Lui è superiore e vuole che te lo ricordi.

Perché avviene ciò? I professori universitari (la maggioranza) si sentono dei mostri sacri ed intoccabili. Nessuno può effettivamente valutare il loro operato (sono dipendenti pubblici) e poco importa l’opinione degli studenti. La formalità e il rispetto di essa è davvero quello che conta per molti. E’ ovvio che questa sia una generalizzazione ed i professori competenti, capaci, umili e vogliosi di fare ci siano ma ho donato che la loro percentuale è bassa.

Tanto per farvi capire di cosa parlo vi racconto di un episodio che subii in prima persona: una volta in Italia a fine lezione andai dalla professoressa di diritto e iniziai dicendole “Salve professoressa, potrei…”. Mi fermò, chiese ad una classe di 130/50 studenti di ascoltarla facendo una filippica sull’uso del “salve” in età romana e di quanto sia sbagliato usare questa forma ai giorni nostri. Non vi sto a dire il mio imbarazzo e stupore.

Ovviamente è un caso (spero) raro ma è sintomo dell’ambiente che gira tra le aule universitarie. Al professore si da del lei e ogni volta che invii una mail la devi controllare almeno 30 volte per essere sicuro di non fare errori perché altrimenti… salvaci o signore.

Questo atteggiamento può andar bene alle superiori ma lo trovo improduttivo a livello universitario. A 18 anni si è dei giovani adulti. Già il periodo storico non è dei migliori, si ha paura del futuro e si potrebbe sentirne la pressione… credo che far sentire gli alunni delle “nullità” (per così dire) sia controproducente.

La formalità è importante, certo, ma mai dimenticarsi della sostanza.

In Svezia al professore si dà del tu e lo si chiama per nome e non cognome. Vogliono essere chiamati per nome. Ho anche notato che generalmente il corpo docente ha un età media più bassa di quella italiana e questo permette una maggiore volontà di far bene.

I professori pretendono domande e partecipazione interessata all’argomento, sono ben felici di rispondere alle domande. Quando chiesi al mio professore di statistica, Anders, se potevo andare da lui al di fuori della lezione mi disse “basta che bussi al mio ufficio, ci sono spesso, vieni quando vuoi, se non mi trovi inviami una mail e fissiamo una data per un incontro”. Così feci – non sperandoci più di tanto – ma lo trovainel suo ufficio e fu più che contento di rispondere alle mie domande, nonostante le abbia sentite per 30 anni. Ha una passione infinita per la sua materia, e si vede.

Un altro professore a fine corso chiese ad ognuno di noi cosa avremmo voluto cambiare del corso, se c’era qualcosa che non andava bene, se avevamo incontrato difficoltà e quali. Io temevo fosse un tranello ma poi ho visto gli alunni svedesi dire la loro senza mezzi termini e senza il classico timore referenziale a cui sono stata abituata e il professore, senza astio, in maniera tranquilla e pacata, ha risposto alle critiche e in certi casi ha dato persino ragione a loro impegnandosi a fare sinceramente meglio. Insomma, ne è uscita una discussione costruttiva e sinceramente aperta.

Se in Svezia ti dimentichi il saluto finale in una mail difficilmente il professore ti replicherà dicendo quanto tu abbia sbagliato. Non voglio un Ted Mosby come professore, ma il modello di rapporto professore-alunno svedese mi pare ad occhio e croce molto più costruttivo  e meno stressante. Incutere paura non credo aumenti la produttività, anzi…

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Fonte: thelala.com

Riguardo al primo atteggiamento a cui ho accennato, quello indifferente, credo che sia imputabile all’inefficienza del sistema universitario italiano pubblico più che ad una vera e propria inadeguatezza del professore: troppi alunni, carenze organizzative, carenza di personale che renderebbe chiunque apatici e stufi dopo anni di lotte.

Questa è una delle cose che più soffrivo dell’unversità italiana e che mi ha spinto per la specialistica all’estero.

Ovviamente in Svezia non è tutto perfetto e scintillante e sicuramente i professori teste di pigna ci stano anche qua, ma la percentuale è minore perché il modello educativo che adottano è diverso, e a quello si attengono.

Nella speranza che le cose in questo senso in Italia possano un giro cambiare vi saluto!

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8 thoughts on “Professori italiani vs. svedesi

  1. La tragedia è che la maggior parte di loro non vedono al di là del proprio naso proprio perché hanno lo sguardo sempre rivolto verso l’alto, non capendo nemmeno che il rispetto non risiede nè nella forma né nel titolo e che, oltretutto, è più facile prendere per i fondelli dando del lei che non rapportandosi al prossimo con umiltà ed intelligenza.
    Bellissimo post! (Quanto ho odiato certi docenti universitari…)
    Un caro saluto 🙂

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  2. Ho avuto l’impressione, negli anni degli studi, che gli studenti andassero a colloquio più per rendersi familiari al prof, e che i prof gradissero questo comportamento….. motivo per cui ho risparmiato il mio tempo e non sono mai andata a ricevimento; solo una volta, e sono stata trattata a pesci in faccia….

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    1. vero… sfortunatamente massimo a questa cosa proprio non riesco a passare sopra! ed è stata una delle tante ragione che mi hanno spinta all'”arrivederci”… 🙂 grazie mille del commento e ti auguro una buona serata!

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